Turnover del personale: significato e calcolo delle uscite
È generalmente considerato negativamente, ma il turnover ha inizialmente un significato del tutto neutro: indica il fatto che il personale lascia l’azienda. Le cause possono essere varie: alcune persone vanno in pensione, altre scelgono un nuovo impiego e quindi si dimettono dalla vecchia azienda. Anche un contratto a tempo determinato che non viene rinnovato comporta turnover. Inoltre, si parla di turnover anche quando una persona cambia ruolo all’interno dell’azienda. Tutte queste varianti costituiscono il cosiddetto tasso di turnover di un’azienda. Per calcolarlo esistono diverse formule, una delle più comuni è la formula BDA: il numero di uscite viene diviso per il numero medio di dipendenti e moltiplicato per 100. È particolarmente importante monitorare il tasso di turnover esterno, ovvero i casi in cui il personale si dimette volontariamente. È fondamentale osservare attentamente questo andamento e, se necessario, reagire di conseguenza.
Turnover del personale: vantaggi e svantaggi
Come già detto, il turnover può anche avere effetti positivi: un ricambio regolare e sano può stimolare la creatività, mentre nuove persone portano motivazione, aria fresca, competenze ed esperienze precedentemente assenti. Tuttavia, un basso tasso di turnover è generalmente auspicabile, per diversi motivi: frequenti uscite richiedono nuove assunzioni – un processo che notoriamente comporta tempo e risorse. La perdita di personale qualificato può inoltre rappresentare una perdita significativa di know-how, mentre la formazione di nuove persone assorbe molte energie. Da non sottovalutare è anche l’insicurezza che continui cambiamenti possono causare al resto del personale. Per evitare questo scenario, è consigliabile, in caso di tassi elevati, effettuare un’analisi del turnover, per identificarne le cause principali e adottare contromisure. Uno strumento centrale in un’analisi qualitativa è il colloquio di uscita, che consente di capire i motivi alla base della decisione. L’ideale è che l’azienda possa poi agire per migliorare attivamente gli aspetti emersi.
Mantenere stabile il personale: contrastare il turnover
Chi è soddisfatto, ha meno probabilità di lasciare l’azienda – questa è la regola di base per qualsiasi cambiamento volto a ridurre il turnover. Per fidelizzare il personale, si possono offrire benefit, orari flessibili o la possibilità di lavorare da casa, tutti elementi molto apprezzati in diversi settori. Anche le opportunità di sviluppo e formazione continua sono spesso un fattore decisivo. Oltre a queste misure pratiche e rapide da attuare, è consigliabile anche un cambiamento più profondo: una cultura aziendale positiva e ben radicata è il motivo principale per cui molte persone scelgono di rimanere a lungo all’interno di un’azienda.